facebook-mark-zuckerberg

Il potere dei Social Networks

Navigando su internet come faccio ogni mattina per tenermi informato, mi sono casualmente imbattuto in un interessante articolo che descrive come il più popolare social network del momento sia un potente centro di potere.

L’articolo riporta la notizia che al nono posto dell’annuale classifica degli uomini più potenti del pianeta del 2011 stilata da “Forbes” si trova Mark Zuckerberg, fondatore e proprietario di Facebook.
Davanti a lui si trovano solo il presidente degli Stati Uniti d’America, alcuni primi ministri, il Papa e Bill Gates!
Dominare internet, al giorno d’oggi, equivale a dominare il mondo! Non è un caso che secondo il rapporto del 2011 di “Freedom on the net“, ben 37 governi nel mondo cerchino di controllare l’attività on-line nei propri confini, con il fine di limitare la libera circolazione delle informazioni.

Inversione creativa per il branding

Avete iniziato la lettura di Lusso 2.0 di Jarvis Macchi?
È un libro stimolante perché vi fa capire con esempi pratici quanto sia importante e difficile per le aziende essere “in-line” con i new media e quanto spazio ci sia per i nuovi social media manager.
Arte e scienza del brand management, che diventano sempre più complessi per gli archeo-digitali, rappresentano infatti un’opportunità enorme per tutti i giovani nativi della rete: quindi per tutti voi, se avrete la convinzione di approfondire e apprendere i fondamentali di una disciplina così difficile. Per questo alziamo ogni giorno l’asticella del nostro sapere e aggiorniamoci in tempo reale. Per scoprire i “paradigmi della nuova pubblicità online”, scaricatevi gratuitamente il primo capitolo di Invertising, di Paolo Iabichino, poi ci faremo un ragionamento sopra. A presto, sforziamoci di usare questo blog per allenarci al lavoro che verrà… prima di quanto possiate immaginare.

Avacar, viaggi in economia e in compagnia

Ultimamente capita spesso di scoprire portali social utili e innovativi, cosiddetti 2.0, ed esclamare: “perché non ci ho pensato io!”.

É questo sicuramente il caso di Avacar.it, “il primo “Social&Mobility network” che, dalla Puglia con furore, ha conquistato la Social Media Week di Roma grazie all’intelligenza del presupposto che ne è alla base e sintetizzato dallo slogan ad effetto “More friends, less cars“.

Il principio su cui nasce Avacar è molto semplice: viaggiare risparmiando. Per riuscire nell’intento il portale di carpooling (condivisione dell’automobile), oltre a mettere in contatto chi cerca e chi offre passaggi in auto, mette a disposizione degli utenti un vero e proprio social network attraverso cui chiunque può organizzare viaggi con amici e rimanere in contatto con nuovi compagni di viaggio conosciuti grazie al portale.

Una fusione tra carpooling e social network all’insegna del risparmio e dell’ambiente. Infatti, oltre al risparmio, primo valore aggiunto del portale (un’auto con cinque passeggeri è il mezzo più economico per viaggiare), l’attenzione per l’ambiente è sicuramente il secondo trend cavalcato da Avacar. Basta dare un’occhiata all’impostazione grafica del portale e a quel verde che pervade ogni sezione per capire che Avacar ha, come secondo obiettivo, la salvaguardia dell’ambiente (un’auto con cinque persone è più ecologica di cinque auto o di qualunque altro mezzo di trasporto, treno compreso).

Ma come funziona Avacar? Ogni utente, per entrare a far parte del network, deve creare un profilo “certificato“, corredato da documenti personali come la carta d’identità e la patente e rispondere a tutta una serie di domande sulle sue abitudini di viaggio (se fuma, se ascolta musica o se dorme durante il viaggio e così via), sul modello di auto posseduto, etc.. Oltre a ciò ogni utente può inserire i propri interesse e visualizzare i viaggi in programma nei giorni successivi con tanto di dati relativi al costo, all’orario di partenza e ai componenti del gruppo di viaggio. In questo modo si eviteranno sorprese ed ogni viaggiatore saprà perfettamente con chi si troverà a viaggiare, abbandonando così la reticenza insita nel carpooling: la mancanza di fiducia nei compagni di viaggio.

Concludo sottolineando che Avacar è una bella iniziativa, tutta italiana, e soprattutto, è un progetto realizzato interamente da ragazzi tutti al di sotto dei 30 anni. Un progetto che, senza dubbio, darà una soluzione alternativa agli studenti e ai lavoratori pendolari e fuorisede che, in questo modo, potranno evitare la noia e il dispendio di viaggi solitari e, contemporaneamente, fare nuove amicizie.

BRAND EQUITY E SIMBIOSI IMPRESA-CLIENTE PER FRONTEGGIARE CON SUCCESSO LA CRISI.

La complessità del periodo che stiamo vivendo ha portato in dote al management delle aziende moda la consapevolezza dei grandi rischi, ma anche delle grandi opportunità offerte da un mercato in continuo divenire.

Per vincere le nuove sfide dei mercati interconnessi, oltre all’acquisizione delle competenze tecnologiche divenute imprescindibili per il futuro del made in Italy, gli orientamenti marketing 2.0 dimostrano la necessità di anteporre a tutto la cura della relazione con il cliente, di puntare sull’innovazione, cavalcare il crescente potere della Rete, perfezionare le strategie di pricing e lavorare sul lifetime value dei propri clienti, con l’obiettivo di migliorare la customer equity.

A tutto questo si aggiunge la necessità di internazionalizzazione dell’impresa per trovare nuovi mercati di sbocco.

Bisogna trasferire una proposizione di valore irresistibile al cliente – funzionale, economico, intangibile ed emozionale – per continuare a crescere salvaguardando la profittabilità.

CAT Italia può costituire un interessante punto di osservazione per gli addetti ai lavori, perché l’aumento del 30% delle vendite registrato nel 2011 è il risultato di un’integrazione inconsueta: la poderosa organizzazione di una multinazionale americana come Wolverine World Wide – licenziataria del marchio – abbinata alla flessibilità del modello di una PMI marchigiana come MF Company – distributrice per l’Italia di calzature, abbigliamento e accessori CAT. Da questa esperienza emerge la positività di un dato che, semplificando, è il prodotto di due componenti principali.
Da una parte è confermata l’importanza assoluta della Brand Equity. I consumatori riconoscono il DNA inconfondibile del marchio CAT, apprezzano la qualità intrinseca deiprodotti e la loro fiducia partecipativa si trasforma in atto di acquisto.
Se la forza del brand Caterpillar è l’heritage di un colosso mondializzato come Cat Inc. proprietaria del marchio – con oltre 320.000 addetti tra diretti e indiretti, un totale di 37 licenze gestite nelle diverse categorie merceologiche, poli produttivi in oltre 50 città americane e 60 nel resto del mondo – il secondo fattore di successo è rappresentato dal fattore umano, motore perpetuo della PMI italiana.
Le aziende sono fatte di uomini e, per fronteggiare i periodi di recessione, occorre un mutamento radicale di mentalità. L’attenzione maniacale al conto economico impone un ridimensionamento di antichi privilegi e gratificazioni acquisite. A un management già spremuto si chiede un’assunzione crescente di responsabilità: più determinazione, più coraggio, più impegno. Siamo consapevoli che c’è un prezzo da pagare alla crisi, ma nessuno si rassegna facilmente alla necessità di fare un passo indietro mantenendo lo stesso entusiasmo degli anni dorati.


Piccoli “digitali” crescono… anche in Italia!

La utilizziamo per informarci, la utilizziamo per approfondire, la utilizziamo per comunicare, la utilizziamo per confrontare, la utilizziamo per comprare, la utilizziamo per viaggiare, la utilizziamo per vedere, la utilizziamo per ascoltare musica, in pratica, a parte i bisogni fisici primari, la utilizziamo per qualsiasi cosa.

É la rete, o meglio, Internet, uno strumento divenuto irrinunciabile per chiunque di noi voglia far parte attivamente del cambiamento che ha inondato e sta dominando il nostro tempo. Esserne fuori equivale ad una forma di emarginazione piuttosto seria da una società costituita prevalentemente da internauti che utilizzano il web come una bussola per navigare nella propria quotidianità.

La cosa vale anche per le ormai smaliziate aziende nostrane, le quali hanno imparato ad occupare specifiche caselline digitali in cui incontrano i propri “e-consumer” e interagiscono con loro al fine di fidelizzarli al di fuori del tradizionale punto vendita.

É infatti notizia recente che ormai il 61% delle imprese italiane ha un proprio sito web. Notizia importante per un paese arretrato come il nostro dal punto di vista dell’utilizzo interattivo del web da parte delle imprese, pur se ci si attesta ancora ad 8 punti percentuali di distanza da una media europea pari al 69%.

Secondo il Corriere Informazione.it le aziende italiane che vendono esclusivamente on line, nell’arco di un anno, sono aumentate del 21,6% per un totale complessivo pari a 8.280 aziende attive nell’e-commerce. Un dato confortante in termini di crescita percentuale anche se ancora estremamente esiguo in valore assoluto.

Alla luce di questa analisi evidentemente quantitativa sarebbe interessante condurne una di tipo qualitativo per valutare la caratura – in termini di struttura del sito, di semplicità d’uso, di funzionalità, di efficienza dello shop on line, di possibilità di interazione con i consumatori, di costruzione di spazi di relazione e di fidelizzazione dei clienti, etc. – della “presenza on line” delle nostre imprese.

Se non altro, rispetto a qualche anno fa, essere on line per le aziende italiane non significa semplicemente rispondere “presente” al pressante appello dei pionieri dell’innovazione ma, contrariamente, ha assunto un significato importante (spesso, oserei dire, preponderante) nelle strategie di (digital) branding di ogni marca che si rispetti.

Best global brands 2011

Siamo circondati, subissati da simboli iconografici di ogni genere. Per ogni settore merceologico ne contiamo a migliaia, vere e proprie galassie di marche composte da simboli, slogan, loghi, jingle,  caratteri tipografici.

Un vero e proprio “mare magnum” in cui la “brand identity” è sempre meno definita e il potere differenziante della marca, valore aggiunto e arbitro del successo di un brand, è meno efficace e dirompente. Una quantità enorme e indistinta di stimoli comunicativi che noi classifichiamo erroneamente sotto un’unica etichetta: BRANDS.

In realtà i BRANDS, vere e proprie potenze comunicative dal valore inestimabile (sia in termini di notorietà e fidelizzazione, sia in termini prettamente economici) e dal bagaglio culturale a volte secolare, ne sono davvero pochi. Potremmo dire, estremizzando un pò, che i veri BRANDS sono 100 ed ogni anno, a parte qualche rara eccezione, si ripresentano in un ordine cronologico quasi identico nella top list stilata da Interbrand.

Il ranking del 2011 vede al primo posto, per il dodicesimo anno consecutivo, Coca Cola con un valore stimato di 71,8 miliardi di dollari. Apple entra per la prima volta nella top ten con una valore pari a 33,5 miliardi di dollari, cosa che ci si aspettava vista la crescita in valore avuta nell’ultimo anno del 58%.

Da notare che i brands tecnologici dominano indiscussamente la top ten della classifica: ben sette su dieci! La tecnologia ha chiaramente dominato la classifica 2011 piazzando quattro dei cinque brand con la migliore performance di crescita al mondo (Apple, Amazon, Google e Samsung).

Al primo posto della classifica “motori” invece abbiamo la Toyota che con i suoi 27,7 miliardi di dollari mantiene l’undicesima posizione e il primato tra i brands automobilistici.

Gli USA, come ogni anno, dominano sia la top ten (interamente a stelle e strisce) che l’intera classifica. Il nostro paese riesce a piazzare solo tre brand: Gucci (39simo, in salita di cinque posizioni con una crescita del 5%), Armani (93esimo, in salita di due posizioni con una crescita del 10%) e Ferrari (99esimo, in discesa di ben 8 posizioni e con una crescita dell’1%).

In definitiva, il ranking di Interbrand diventa sempre più “digitale” e siamo pronti a scommettere che il trend aumenterà senz’altro nei prossimi anni a discapito dei vecchi colossi di marca. D’altronde il peso dei Social Media aumenta esponenzialmente di anno in anno e non ci sarà da meravigliarsi se presto ritroveremo in classifica qualche Social Network. L’ennesimo segno della digitalizzazione della società globale e dell’importanza degli strumenti on line nell’ottica della battaglia tra brands per la conquista della propria fetta di mercato. La costruzione e il consolidamento di una “Digital Brand Equity” è oramai il passaggio obbligato per qualsiasi brand a livello globale.

Citazioni visionarie: Steve Jobs

Per cominciare con lo spirito giusto la redazione di questo blog abbiamo deciso di aprire la prima delle (speriamo) tante tematiche a cui ci piacerebbe partecipaste.

Nella fattispecie, “Citazioni visionarie:“, sarà il titolo che daremo ad ogni post che riporterà al suo interno la sintesi o un estratto dell’esperienza, o di un pezzo di vita, di persone che hanno cambiato il nostro modo di concepire e percepire la marca in senso lato e il suo vissuto. Una tematica prettamente dedicata al racconto dell’esperienza di individui straordinari che con il loro genio e il loro talento innovativo hanno migliorato la qualità di vita di ogni persona. Un modo per stimolare la nostra curiosità  e ascoltare i nostri istinti imparando da chi non ha mai perso la passione e non ha mai smesso di credere nel futuro.

E chi meglio del compianto fondatore della Apple, Steve Jobs, potrebbe inaugurare il nostro percorso. Il meraviglioso discorso che Jobs tenne per i neolaureati dell’Università di Standford nel 2005, in occasione della laurea honoris causa ricevuta, per intensità, concretezza ed entusiasmo, rappresenta un vero e proprio manifesto, un monito e un auspicio per le giovani generazioni.

Siate affamati. Siate folli.

Il nuovo blog del corso di Brand Mangement è qui!

Il corso di Brand Management della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli studi di Teramo si evolve è da quest’anno, per la prima volta, avrà un blog interamente dedicato in cui tutti gli studenti e i professori potranno scambiarsi informazioni, pareri, opinioni o semplici curiosità sul mondo del Branding e del Marketing in genere.

Oltre a ciò il blog servirà a scambiarci informazioni relative alle lezioni, esercitazioni, esami e a tutto ciò che è strettamente legato all’attività didattica. In questo modo tutti i nostri studenti, a prescindere dalle distanze “fisiche”, potranno partecipare attivamente alle attività del corso ed evitare di perdere la bussola degli argomenti trattati.

Brand Management – UNITE sarà inizialmente gestito esclusivamente dai docenti del corso, il Prof. Lorenzo Amadio (cattedra) e il Prof. Alessio Lossano (assistente). A partire dalla prossima lezione si accetteranno candidature per l’amministrazione del blog in quanto l’obiettivo è di renderlo uno strumento degli studenti e per gli studenti. Oltre al buon senso, l’unica regola imposta consiste nel trattare esclusivamente argomenti attinenti alla materia e che siano di interesse comune. Questo varrà sia per la creazione di nuovi post che per i commenti a post già esistenti.

Ricordiamo, infine, che per l’anno accademico 2011/2012, a partire dal 10 ottobre, il corso si terrà nei seguenti giorni:

Lunedì – ore 9.30/12.30 (aula 10)
Giovedì – ore 9.30/12.30 (aula 10)

ATTENZIONE: il blog non sostituisce in alcun modo il ruolo informativo svolto dal sito istituzionale dell’Università degli studi di Teramo. Per ogni informazione relativa all’attività accademica in genere rimandiamo al sito UNITE.