GPlay

Google Play – L’app store di Big G


Da qualche giorno è disponibile il nuovo sito targato Google: Google Play.
Incuriosita dalla scritta “Novità” sono andata a vedere di cosa si tratta, Google Play è un nuovo App Store dove è possibile trovare applicazioni di ogni genere sia a pagamento che gratuiti. Finora il sito conta 400.000 applicazioni disponibili la più celebre delle quali è Angry Birds Space; ma i giochi sono solo una parte dell’ampia offerta presente sul sito, vi sono applicazioni per ogni gusto: finanza, fotografia, intrattenimento, meteo, medicina, libri e tanto altro.


Nulla di speciale in realtà, un App Store come ne abbiamo già visti altri, primo tra tutti l’Apple store. Big G questa volta ha deciso di fare concorrenza a un’altro gigante con alle spalle un’esperienza consolidata; il tempo ci dirà chi tra le due la spunterà.
Angela Pace
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La brand awareness

Il concetto di brand awareness fa riferimento alla riconoscibilità della marca da parte dei consumatori e la capacità di questi di associarla ad un determinato prodotto, che in alcuni casi si identifica con l’impresa stessa.

La marca ricopre innanzitutto un ruolo identificativo che nel tempo si è trasformato in necessità di differenziazione. Distinguersi ed essere riconoscibili diventa in tal modo una priorità assoluta per le aziende, sviluppando così il valore della marca e un degno livello di awareness presso il consumatore.

La costruzione della brand awareness pone in rilievo l’identità e l’immagine della marca e i vari canali promozionali, dalla pubblicità alle pubbliche relazioni, ed è anche strettamente collegata al concetto di marketing esperienziale di cui abbiamo già parlato (vedi post http://digitalbrandunite.it/?p=144), in quanto l’esperienza vissuta favorisce la memorizzazione, nonché la possibilità di guadagnare il miglior posto nella mente del consumatore.

Inoltre, la sempre maggior esposizione degli utenti ad Internet ha portato alla considerazione di questa nuova strategia di costruzione del riconoscimento, imponendo alle aziende la capacità di riuscire ad applicare questi fattori sul web attraverso le campagne pubblicitarie, magari con dei banner che espongono continuamente sotto gli occhi del destinatario il logo di una determinata azienda, spingendolo a svolgere un collegamento con il relativo prodotto.

Nello specifico si fa riferimento ai social media che possono contribuire cospicuamente all’aumento delle vendite, creando delle relazioni interattive tra il cliente e l’azienda, in modo da presentargli il marchio, fargli conoscere i processi di realizzazione dei prodotti, tenerlo aggiornato sulle novità, insomma fidelizzarlo.

Nonostante ciò, sono ancora pochissime le aziende che fanno affidamento a questo potente sistema di comunicazione, seppur si tratta della miglior strada in assoluto da intraprendere.

Francesca S.

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Ospiti illustri all’Unite: l’ateneo si appoggia a Twitter

Anche l’Università degli studi di Teramo ha capito che aumentare la propria visibilità non è possibile se non si è presenti sui social media.
A testimoniare l’interesse dell’ateneo teramano per i nuovi strumenti del web è il ciclo di incontri organizzato dal preside Luciano D’Amico e da alcuni docenti della facoltà di Scienze della comunicazione.


La serie di incontri è stata- non a caso- chiamata Un twitt con… affronta il tema della crisi economica e ha lo scopo di avvicinare studenti e mondo del lavoro attraverso le testimonianze di ospiti d’eccezione.

Il primo convegno si è tenuto il 14 marzo e ha avuto come ospite Roberto Zecchino, HR Director di Bosch per il sud d’Europa. L’evento ha registrato un’alta partecipazione da parte degli studenti che, concluso l’intervento di Zecchino, hanno potuto partecipare attivamente ponendo all’ospite alcune domande ‘via Twitter‘.

Il secondo incontro si terrà il prossimo 4 aprile e vedrà come ospiti Fiorenzo Tagliabue, Presidente e AD del gruppo SEC Relazioni Pubbliche, e Renato Vichi, giornalista ed esperto in comunicazione di impresa. Anche stavolta sarà previsto un dialogo con i partecipanti e la possibilità di intervenire via Internet.



L’ultimo incontro, infine, è datato 18 aprile e avrà come protagonista Alberto Naticchioni, Amministratore della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.

Un’occasione, anzi tre, per confrontarsi con esperti di vari settori e per offrire agli studenti una panoramica a 360° di quello che è il mondo del lavoro in campo di comunicazione. Gli eventi daranno inoltre la possibilità, agli interessati, di poter svolgere stage o collaborazioni con alcune delle aziende coinvolte.

Ben fatto Unite!

Per info visitate il sito.


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La campagna “Samsung sostenibile”

L’azienda, leader nel settore dell’elettronica e della telefonia, trionfa nell’eco-sostenibilità

Prosegue la campagna a favore dell’ambiente e della sostenibilità da parte della Samsung, affermata azienda leader nel settore della telefonia e dell’elettronica. 

Scopo di queste campagne è promuovere il rispetto nei confronti dell’ambiente e favorire lo sviluppo sostenibile. Un’iniziativa importante viene attuata in collaborazione con OPERATION SMILE ITALIA ONLUS con lo scopo di garantire, gratuitamente, interventi chirurgici per la cura di malformazioni facciali. A tal punto, l’azienda coreana ha devoluto gran parte del suo utile acquisito dalla vendita della sua ultima creazione “Galaxy Nexus” a favore di questa causa. 

Altra iniziativa è stata la partecipazione della medesima azienda alla serata benefica del 6 Marzo a Palazzo Mezzanotte a Milano con l’obiettivo di promuovere le campagne della Foundation Prince Albert II di Monaco, che da anni si batte per la ricerca a delle soluzioni legate alla biodiversità. 

Nell’anno 2011, la Samsung, in collaborazione con la Fondazione Robert Kennedy, avvia due aste: la prima vede la partecipazione dell’attrice Cristiana Capotondi, la quale ha sponsorizzato il progetto “Speak Truth to power” un manuale di educazione sui diritti umani e dell’individuo. La seconda asta, in concomitanza con i 150 anni dell’unità d’Italia, vede l’azienda coreana lanciare su E-bay la versione nuova del Galaxy tab 10.1. 

Numerose altre iniziative vengono promosse dalla Samsung: una di queste è contro il tumore al seno, in cui sempre la stessa azienda evolve un quarto dei suoi ricavi ottenuti dalla vendita dello smartphone Samsung Galaxy Next. 

Il sostegno ambientale è un imperativo da molti anni a questa parte: l’azienda ha ridotto del 36 % l’emissione di gas serra da parte dei suoi impianti di produzione e si batte tutt’ora in campagne di sensibilizzazione che hanno come scopo quello di arrivare ad una riduzione del 50% Co2 entro il 2013. 

Daniele O.
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Google brevetta “la pubblicità personalizzata”

Google ha depositato un brevetto dal nome “Pubblicità basata sulle situazioni ambientali”.

Si tratta di un sistema che consente di tracciare la vita degli utenti di smartphone, allo scopo di raccogliere dati ad uso della “pubblicità contestuale”.

Se tale tecnologia venisse applicata al sistema operativo sviluppato da Google, Android, i sensori integrati sullo smartphone potrebbero registrare una serie di dati relativi all’ambiente in cui si trova il dispositivo, e inviare messaggi pubblicitari “personalizzati” in base ad essi.

Le potenzialità del sistema sono innovative e straordinarie. Per esempio, potrebbero essere riconosciuti i rumori legati a una manifestazione agonistica e inviare “consigli per gli acquisti” di abbigliamento sportivo; o quelli di un concerto rock e mandare spot legati a novità del settore. Google spiega come un browser web o un motore di ricerca, attraverso i sensori, possono ottenere informazioni sull’ambiente (come temperatura, umidità, luce, suono, composizione dell’aria) in cui si trova l’utente.

Le applicazioni appaiono infinite: la diffusione dei messaggi pubblicitari potrebbe essere disposta soltanto allorché “le condizioni ambientali corrispondono a certi criteri”.

In altre parole, i pubblicitari sanno: dove sei, quello che fai, che tempo fa, e ti inviano gli spot opportuni.

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Fossil verso il Retail & Fashion con Zanox

Zanox potenzia il proprio raggio d’azione inglobando la Fossil

Zanox, il leader europeo nel performance adversiting, acquisisce la nota azienda di moda Fossil, allargando i propri orizzonti nel settore Retail & Fashion.
                         
Come spiega Antonio Nigro, direttore dell’E-commerce Fossil in Europa, Zanox detiene le migliori performance e competenze nel settore della moda, ed è in grado di fungere da supporto alla Fossil. Nel 2011 il retail shopping vede crescere il proprio utile: sono più di 100.000 i capi di abbigliamento venduti. Forte, quindi, la collaborazione tra le due note aziende, le quali favoriscono la nascita di servizi a vantaggio di entrambe.

Soddisfazione espressa anche da Michele Marzan, Managing director di Zanox per la sezione del Sud-est europeo, il quale afferma che lo scopo della Zanox e del performance adversiting è quello di trovare soluzioni di store performance con l’obiettivo di incrementare i volumi di produzione attraverso l’utilizzo di network legati ad un target specifico.

Da considerare il ruolo dei social media: diverse fan page vengono create su Facebook e Twitter con lo scopo di far aumentare la notorietà della marca e di favorire anche un “passaparola” tra i consumatori con lo scopo di trovarne altri.

Inoltre, la nuova piattaforma Zanox Masterplace consente una maggiore affiliazione e trasparenza in termini di coinvolgimento su ogni attività.

I dati in proposito sono molto positivi, la maggior parte degli utenti è soddisfatta di questa nuova piattaforma (oltre il 50%) e a trarne maggiore beneficio sono proprio i clienti fashion.

Daniele O.

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Implementare le strategie di web marketing con il digital storytelling

La settimana scorsa ho introdotto il  tema dello Storytelling (vedi post), parlando in estrema sintesi, di come questo strumento possa facilitare, nel loro lavoro, i manager e gli uomini di marketing. Nello stesso post avevo accennato alla possibilità di applicare lo Storytelling ai digital media e, in particolare, al web marketing (tema che affronteremo meglio oggi).


Iniziamo con qualche definizione. Il Digital Storytelling può essere considerato come un modo di fare storytelling, o meglio, la possibilità di creare e veicolare storie attraverso supporti multimediali di tipo digitale. Creare un video con Movie Maker, arricchire la nostra timeline su Facebook, creare una presentazione in Power Point, sono tutti esempi di digital storytelling.

Fin qui niente di interessante, si direbbe. Ma se ad utilizzare questi strumenti fossero gli stessi marketer? – o meglio – se il digital storytelling fosse implementato agli strumenti di web marketing?

Il mondo dei social media, come sappiamo, rappresenta per le aziende e i propri competitor il nuovo campo di battaglia. Un modo nuovo per interagire con i propri clienti, ottenere input, promuovere e migliorare i propri prodotti/servizi. 

Certamente un terreno fertile ma anche un’arma a doppio taglio, considerato che bisogna ‘dosare’ bene ciò che mettere alla mercé di un pubblico così vasto – e talvolta pericoloso – come quello del web. Un aspetto, questo, che costringe le imprese a rivedere la propria identità, il proprio rapporto col consumatore e soprattutto a ridefinire l’immagine di sé stessa.

Le aziende che si affidano agli strumenti del web 2.0 dovrebbero dunque porre molta più attenzione che in passato ai contenuti. E come suggerito da J. Sassoon, affidarsi maggiormente al web storytelling. Un meccanismo che, integrato ai classici strumenti, permette di agevolarle in campo di digital branding, garantendo un alto impatto emotivo ai propri contenuti. 

Il branding ha oggi ‘il bisogno di toccare le nostre vite’, di migliorarle e di coinvolgerci in un processo di creazione di valore, un valore non economico ma simbolico ed emozionale.

Le aziende devono capire che un video che racconta una storia, simpatico o emozionante che sia,  ha più possibilità di essere inoltrato e postato su facebook – e quindi di raggiungere un numero maggiore di utent i- rispetto ad uno che non ha protagonisti e risulta essere ‘freddo e apatico’ come un rapporto aziendale.

Ma c’è un limite. Come dice il buon vecchio Steve Denning “non tutte le storie sono buone storie“. Infatti, affinché si possa parlare di web storytelling, bisogna mettere in scena narrazioni che:

  • abbiano uno o pochi protagonisti
  • siano altamente coinvolgenti
  • siano contestuallizzate
  • siano autentiche e verosimili
  • racchiudano al proprio interno una qualche morale
  • siano interessanti per i propri fans/contatti così da poter essere ri-raccontate.

La Fiat 500 in USA: “Let your italian out”


Nei giorni scorsi è stato lanciato dalla tv americana il nuovo spot della Fiat 500. Realizzato dall’agenzia Doner e creato appositamente per gli USA. Baby, questo il titolo del commercial, è stato accompagnato da un claim innovativo che invita gli americani a riscoprire (o scoprire?) l’essenza dell’italianità.

Il video mostra due ragazzi, costretti a fare da babysitter a un bimbo biondo e riccioluto, a bordo di una Fiat 500. I tre procedono sicuri a bordo della vettura fino a quando una vecchia auto tipicamente americana non sbarra loro il passo costringendoli a rallentare. Ecco allora che l’agile 500 sorpassa la vecchia Imperial guidata da un uomo anziano che comincia a fissare con aria arcigna il bambino nel seggiolino. Lo spot termina con un ironico colpo di scena: il ragazzino chiede all’uomo cosa sta guardando e lo fa utilizzando una gestualità tipica dell’italian way of life. Il commercial si chiude con lo slogan Let your italian out (lascia uscire l’italiano che è in te).

L’analisi dello spot rivela alcune valenze simboliche. I personaggi per esempio rappresentano generazioni differenti: l’anziano a bordo dell’Imperial impersona il classico americano con la sua tipica macchina ingombrante e smisurata mentre i due ragazzi sono la nuova generazione che ama la praticità, la comfortevolezza e, perché no, la velocità. Non ama perdere tempo e predilige un tipo di vita easy e smart, superando così (qui anche fisicamente con l’atto del sorpasso) l’antiquato way of drive americano.

La 500 è il mezzo per compiere questo sorpasso/superamento e per riscoprire l’italianità che c’è dentro ogni conducente americano.

Ma se l’auto made in Italy sembra riscuotere sempre più successo tra gli americani, lo sarà altrettanto la così tanto ambita italianità? Intanto, qua e là nel web, già si leggono le prime critiche degli italiani, indignati e delusi dalla rappresentazione che di loro dà l’agenzia di Detroit. Un’immagine che secondo alcuni andrà ad alimentare lo stereotipo americano dell’italiano medio ‘tamarro’ e maleducato. 


Gessica A.

Marketing esperienziale: un’emozione da vivere

In una società in cui il consumatore è competente, informato e capace di comparare qualità e prezzo, il marketing esperienziale diventa una forte strategia che permette alle aziende di far leva sulle emozioni dei consumatori. Quando una persona acquista un prodotto compra un’esperienza, non un semplice bene. Il prodotto deve perciò lasciarsi vivere emotivamente per poter essere visto come oggetto del desiderio. 

Viene così dato peso ai fattori psicologici, lavorando su design, forme, colori e materiali, con l’obiettivo di creare un forte coinvolgimento, tramite l’instaurazione di un rapporto empatico tra l’azienda e il cliente, durante le diverse fasi che vanno dal pre-acquisto al post-consumo. 


 

Stimolare tutti i sensi è la recente tecnica delle aziende che oggi non vendono il prodotto solo per il suo lato estetico, ma per l’esperienza che riesce a far vivere al consumatore. Si parla quindi di polisensorialità proprio per indicare come tutti i sensi siano coinvolti nel processo di interazione. 

Ad esempio intendiamo acquistare una Ferrari non per la sua utilità, ma per le emozioni trasmesse attraverso le sue linee, la sua immagine sportiva e la sua potenza. Il consumo viene così identificato come agire sociale dotato di senso, dove si cerca un modo per distinguersi e farsi riconoscere, far conoscere agli altri la propria personalità, trasmettere quali emozioni ci piace vivere.

L’impresa deve quindi cercare di attuare un’esperienza multisensoriale da far vivere al consumatore ogni qualvolta entra in relazione con il brand. Ad esempio agendo direttamente all’interno del punto vendita, nonché il luogo in cui il consumatore costruisce le sue preferenze di acquisto, provando delle sensazioni mosse dall’intero contesto scenografico.


Le emozioni fondano il terreno su cui le marche si insinuano, facendo così prevalere la loro immagine. E’ su queste basi che marche come Thun hanno raggiunto il loro successo, come si può notare osservando gli spazi interni attraverso il seguente link: http://it.thun.com/Home/I-nostri-negozi/THUNIVERSUM.aspx

Francesca S.