Archivi categoria: Digital brand reputation

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Ichnusa sposa il digital

La nota birra sarda in un museo interattivo

Chi lo avrebbe mai detto che il noto birrificio sardo sposasse il Web?! Invece è proprio così: la famosa birra sarda edifica un proprio museo virtuale garantendo ai propri visitatori una visione a 360° del brand.
Il marchio, sorto nel 1912, non finisce di stupire la propria clientela con iniziative sempre più diversificate. Non a caso con quest’ultima, consultabile sulla pagina www.facebook.com/Ichnusa, l’azienda vuole fare i propri ringraziamenti ai propri fan e consumatori con conseguente promessa di crescita. 


Daniele O.

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EasyJet, la nuova pubblicità prende forma

La ditta lancia la sua nuova campagna 

Tira una nuova aria  in casa EasyJet : è in fase di completa edificazione la nuova campagna pubblicitaria online ideata dalla ditta aerea. L’intento è quello di catturare il maggior numero di consumatori attraverso la tecnologie digitali.
Tramite l’edificazione di due spot interattivi, l’azienda vuole favorire la creazione di un circuito emotivo legato all’esperienza del viaggio con EasyJet. Economicamente parlando, l’intento è quello di affermarsi all’interno di tutto il mercato europeo ed Italiano. Come spiega Frances Ouseley, direttore di EasyJet in Italia, l’azienda vuole affermarsi il più incisivamente possibile nel mercato e soddisfare ogni esigenza del proprio target. In bocca a lupo EasyJet!!!
Daniele O. 
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L’altra faccia dei Social network

Cosa nascondono realmente i dispositivi social? 

Magnitudo di 10 gradi della scala Richter in casa social!!! Dopo le potenziali opportunità ottenute tramite l’utilizzo delle tecnologie dei Social media, emergono studi in cui si rendono note le peculiarità negative in tale contesto.
A venire maggiormente lesa è la reputazione del marchio stesso, questo perchè la maggior parte delle informazioni delle aziende in tali circuiti subisce una sorta di fuga indiscriminata e molte organizzazioni imprenditoriali non sono dotate di uno specifico staff per gestire le politiche digitali, in modo particolare quelle social.  

Data l’elevata dinamicità della comunicazione nel campo interattivo, chiunque può utilizzare informazioni per ledere o danneggiare l’operato aziendale, quindi, il primo passo da fare è quello di dotarsi di uno staff specifico nell’attuazione di politiche digitali e social. 
E’ ora di svegliarsi imprese, il digital non è un gioco!!!!

Daniele O. 

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Gucci e la sostenibilità ambientale

La grande marca sposa il “green”


La grande azienda del lusso fa un balzo in avanti: edifica la percezione del proprio logo improntandolo sull’eco sostenibilità. Tutto ciò per far comprendere ai consumatori l’importanza che la Corporate social responsability riveste al giorno d’oggi. Come afferma Patrizio di Marco, CEO della medesima organizzazione imprenditoriale, l’intento è quello di poter controllare l’intera filiera di produzione, dalle materie prime al prodotto finito, tenendo in considerazione quelli che sono i codici etici dei singoli paesi da cui provengono le materie prime. 
Nota per il suo impegno in campo sociale ed etico, l’azienda ha sottoscritto tutta una serie di accordi finalizzati per promuovere progetti inerenti la costruzione di scuole, ospedali e tutta una serie di strutture nelle zone più rudimentali del pianeta. La finalità che si intente concretizzare in futuro è quella di potenziare ed incrementare le politiche di responsabilità sociale per poter anche valorizzare l’intero operato aziendale nei riguardi della concorrenza. 

Daniele O. 

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L’economia che diventa “verde”

Uno sguardo alla versione “ambient” del commercio

L’economia si colora di green: sono numerose le organizzazioni imprenditoriali che intraprendono la strada di una produzione inerente il rispetto dell’ambiente e della vita umana. Non a caso, l’Italia è uno dei paesi che più investe in questa tipologia di strategie, basti pensare alle imprese del centro, le quali sono impegnate nella riduzione massiccia di immissione di anidride carbonica nell’atmosfera. 
La prominenza di questa nuova forma di economia porta numerosi esperti in diversi rami disciplinari ad interrogarsi sull’efficienza dell’impronta verde all’interno del contesto socio-economico. A tal proposito, la RETSAM, agenzia impegnata nella promozione di strategie verdi nell’economia, ha concretizzato una serie di iniziative finalizzate a suscitare l’interesse nel pubblico riguardo la salvaguardia dell’ambiente. L’intento è di educare la popolazione agli aspetti tangibili della Green economy, ed anche ai suoi rispettivi benefici per la salute e l’economia umana. 

Daniele O.

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A che situazione è il social?

L’evoluzione della strategia social nel contesto odierno

E’ il momento di valutare l’operato delle tecnologie dei social network: non sono più passatempi, ma mezzi di informazione utilizzati anche dalle aziende. In base a delle ricerche effettuate, emerge chiara la visione dei social media come contenuti di emozioni e sensazioni, gli individui riversano nei social media tutte le loro prerogative.

Opportunità di guadagno, modo per farsi conoscere, tenere contatti in lontananza, sono sintomi di un futuro oramai digitale, in cui la comunicazione è profondamente intrisa, tanto da prendere il nome di e-comunication

Daniele O. 



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Original Marines: c’è Federico Moccia

Il famoso scrittore ai servigi della grande ditta

E’ in dirittura d’arrivo la nuova campagna marketing della ditta Original Marines, e come testimonial si avrà la presenza dello scrittore Federico Moccia. Il tutto in stile americano per mostrare la visione aziendale e promuovere la gamma Back to School.
La campagna denominata Brother and Brothers/Selection è coadiuvata dal supporto del catalogo consumer che sponsorizza l’inserzione della promozione Movie star. Foto, video, tutto insieme per rimarcare le passioni degli adulti, ma anche dei bambini. Grande Original Marines!

Daniele O. 

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Bad Strategy: cosa non fare sui social media

Attuare delle valide ed efficaci strategie sul web risulta oggi sempre più difficoltoso. Le nuove strumentazioni e le nuove tecnologie- social media e sistemi georeferenziati in primis- offrono sicuramente nuovi spunti per fare web marketing ma allo stesso tempo si prefigurano come inefficienti- o addirittura dannosi- se non gestiti bene dai social media marketing manager

A proposito di sbagli sui social media… proprio qualche giorno fa, leggevo degli errori commessi su Facebook dal community manager della fan page di La Repubblica XL- mensile de La Repubblica “dedicato a musica, cinema, letteratura, arte, toys, fumetto, games, tecnologia, viaggi, cucina, moda e altro”. Vi spiego.

Dopo aver pubblicato una foto divertente del cantante dei Subsonica, il sopracitato community manager si è visto indirizzare una serie di post tutt’altro che gratificanti. Tutto è iniziato con il post di uno degli oltre 75mila fan che ha accusato gli addetti ai lavori di pubblicare troppe “fesserie”. La risposta di La Repubblica XL non è tardata ad arrivare: 

Un commento alquanto inaspettato per un account manager. I lettori si sarebbero infatti aspettati una risposta meno impulsiva e come dire, più professionale- sia chiaro che qui non si sta affatto criticando il suo comportamento ma si sta piuttosto analizzando la vicenda da un punto di vista comunicativo. 

Sembra quasi aver sottovalutato il primo grande comandamento dei social network, ossia essere disposti ad ascoltare tutto quello che i clienti/fan hanno da dire, siano essi complimenti, critiche o domande. Pena la reputazione del brand e l’erosione della sua equity.

Il responsabile della fan page avrebbe fatto meglio ad usare un tono meno vittimista, anche laddove le critiche si stavano facendo veramente pesanti.

Questa prima risposta, poco consona, di La Repubblica XL ha infatti dato modo ad altri fan di schierarsi dall’una e dall’altra parte, intervenendo a favore o contro il comportamento assunto dall’account manager. E la social diatriba è continuata.

Un altro caso di ‘cattiva gestione’ dei social media è rappresentata da una vecchia discussione avvenuta tra l’account manager della fan page di Nestlé e i suoi fan.


In questo caso, gli sbagli sono da ricondurre ad una serie di fattori:
  • Considerarsi padroni incontrastati della pagina, quando in realtà essa deve essere a disposizione di tutti gli utenti del social network. 
  • Cancellare i post ‘troppo’ negativi,che può difatti minare la credibilità del brand ed è sintomo di poca trasparenza.
  • Rispondere a tutte le critiche, che talvolta risulta fuorviante.
  • Usare un tono impersonale e distaccato che fa apparire il brand come unfriendly.
In caso di crisi, inoltre, di norma è opportuno attivarsi per redigere un crisis management plan, in grado di risolvere la situazione in maniera quanto più rapida e indolore possibile. 

Certo, qualcuno può affermare che parlare a posteriori è cosa ben diversa dal trovarsi faccia a faccia con le critiche dei propri fan. Ma non scoraggiamoci. Come si dice: ‘sbagliando si impara‘ e da come abbiamo visto anche i più famosi brand continuano a sbagliare!

Il brand ai tempi del social: condividere ad ogni costo.

Reale obiettivo di marketing, frutto strategico di una filosofia aziendale “consumer oriented“, o frutto di un megatrend in cui ogni azienda si lancia affannosamente alla rincorsa di un “digital status symbol“?

Che cosa significa oggi essere un Social brand e quali sono le best practice che permettono alle aziende di creare marche realmente sociali? La risposta non è affatto semplice ma è certo che la stragrande maggioranza delle aziende, alla ricerca del proprio “social role“, crede sempre di più nel potere “aggregativo” dei social media, social network in primis, e dichiara di avere una strategia social.

Non molti anni fa avere un sito internet che riportasse generiche informazioni sul business societario e un contatto telefonico (in rari caso anche un indirizzo e-mail) era sufficiente a rendere un’impresa digitalmente all’avanguardia. Successivamente la mera vetrina digitale non bastò più e le aziende furono costrette a migliorare i contenuti pubblicati, a renderli moderatamente interattivi e ad aggiornarli con una certa rapidità affinché potessero essere considerati interessanti dai pochi internauti esistenti, veri e propri pionieri della navigazione web. Sembrerà strano ma lo schema, pur con qualche modifica, ha funzionato per anni in quella che definirei la “pre-social media era“.

Poi arrivarono i Social Media e tutto cambiò. Gli utenti web sono diventati nel giro di pochi anni centinaia di milioni e i social media diedero vita a ciò che possiamo considerare la fonte dell’universalità del web: la condivisione. La condivisione sancì definitivamente la vittoria della socializzazione sull’individualismo e ben presto i brand, da sempre vissuti in un aurea di distacco e irraggiungibilità, furono costretti a scendere tra noi consumatori e, cosa ancor più importante, ad adeguarsi a noi consumatori.

A distanza di qualche anno, ogni brand che si rispetti cerca quotidianamente il contatto con i propri utenti sviluppando con questi ultimi legami significativi basati sulla condivisione di passioni comuni. Creare un legame per così dire “emotivo” con i propri clienti comporta da parte delle aziende un sincero interesse per le opinioni da questi espresse e una capacità di ascolto dei loro feedback che può sostanziarsi nel mettere in opera i suggerimenti recepiti. Non è infrequente il caso di aziende digitalmente evolute le quali, nel nome della propria “digital brand reputation” e nel rispetto dei feedback dei propri consumatori, apportano modifiche funzionali ai propri prodotti.

Questo perché un eccellente livello di socialità dipende dalla capacità delle aziende di mantenersi coerenti nel tempo e nel comunicare agli utenti una identità di marca univoca attraverso tutti i canali. Potremmo tradurre il tutto in un’unica locuzione: “customer engagement. Le aziende mirano a creare attenzione e interesse verso i propri brand con l’obiettivo di dar vita a “marche partecipate“, ovvero marche che condividono stile mentale e culturale con i propri consumatori.

Tutto ciò apre le porte anche ad aspetti negativi. Il rischio maggiore per l’azienda che punta al social è, paradossalmente, lo stesso “engagement” degli utenti, considerato obiettivo principe di ogni strategia di social media marketing. Ciò perché gli utenti, così come condividono le passioni che li legano alla marca, non esitano a condividere le esperienze negative e le proprie titubanze nei confronti della stessa marca a cui sono affezionati.

Ciò implica, in maniera inequivocabile, un’attenta strategia e gestione del brand on line. Pertanto, portare avanti una corretta politica di digital branding non significa semplicemente traslare la “brand essence” negli ultimi ritrovati tecnologici ma significa mappare attentamente le opportunità offerte dalla tecnologia selezionando quelle che fanno al caso nostro. Solo attraverso la definizione di precisi obiettivi di business  e di un orientamento chiaro, frutto dei valori di marca, è possibile apportare reale valore alla propria brand community e aumentare in positivo il numero e la qualità delle conversazioni in rete relative alla marca.

In conclusione, possiamo certamente affermare che il futuro social dei brand si giocherà sempre più sulla creazione dei contenuti, gli autentici motori del “customer engagement”. La qualità e l’originalità dei contenuti e la capacità delle aziende di tararli sui propri consuamtori-utenti sarà l’ago della bilancia che decreterà la differenza tra un brand e un social brand con tutto ciò che ne comporta in termini di “customer lifetime value“.