Archivi categoria: polisensorialità

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L’altra faccia della medaglia: Il Marketing Emozionale

Come far leva sulla parte irrazionale del cervello dei consumatori

Interagire con la parte più inconscia del cervello: ecco la nuova ed ennesima sfida del Neuromarketing. Il Web Update 2012 si tiene a Napoli ed espone le ultime tendenze in campo comunicativo e di Marketing.

Tutt’oggi il rapporto tra il comportamento d’acquisto e le emozioni è oggetto di numerose ricerche. Neuroscienze, design, Intelligenza artificiale, tutte branche che contribuiscono a dare una spiegazione a questo tipo di fenomeno sempre più rilevante all’interno del mercato. 

Francesco Gallucci è il fondatore dell’agenzia 1to1Lab, la prima agenzia che si occupa di Emotional branding, ed inoltre si occupa di gestire il dipartimento di Neuromarketing A.I.S.M.
Come afferma Gallucci, la particolarità del suo metodo stà nel dare una forte impronta nella connotazione scientifica. Il punto di partenza è proprio la comunicazione. Per comprendere le dinamiche dei comportamenti di consumo dei consumatori bisogna elencarne le reazioni emozionali facendo uso di strumenti non convenzionali. 

Numerosi sono gli strumenti che consentono di misurare il grado di emotività dei consumatori nel momento d’acquisto: pensiamo all’Eeg-biofeedback, il quale monitora tutte le reazioni fisiologiche del cervello in concomitanza a particolari stimoli, l’Eyetracking, il quale misura la posizione degli occhi in base ad una superficie specifica. Infine vi è il Videorecording, con il quale è possibile monitorare tutti i movimenti del consumatore all’interno del luogo di consumo.  

Sempre Gallucci afferma che l’esperienza in un luogo di consumo è scomposta in più fasi, ognuna di esse è una sorta di building block esperenziale. Queste fasi possono essere studiate, progettate e ricomposte. 

Il mondo digitale è un mondo ampio, aperto, pieno di possibilità per quanto riguarda la comunicazione,  ma bisogna conoscerne bene le dinamiche, gli strumenti, ma anche come saperli usare al momento opportuno. 




Daniele O
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Il Marketing Tribale: come la Nestlè e la Ferrero si raccontano

La nuova frontiera del terzo millennio: Il Marketing Tribale

Al giorno d’oggi prende sempre più strada un ramo del Marketing: Il Marketing Tribale, il quale consente di riunire persone che manifestano le stesse passioni nei riguardi di un bene, generando vere e proprie comunità di condivisione. 
Sono molteplici le aziende che si avvalgono di medesime tecniche per far leva sulle sensazioni dei consumatori.

Prendiamo il caso della Nestlè: benessere, salute, rispetto della forma fisica, il richiamo ai valori affettivi, sono alcune della tante caratteristiche su cui quest’azienda investe per generare un nuovo tipo di offerta di prodotto. Alcuni eventi di richiamo nazionale vengono organizzati in proposito:


“Le olimpiadi delle famiglie”, un’occasione unica di rilevanza sociale per valorizzare la salute del proprio corpo ed il benessere personale. Numerosi esperti nutrizionisti, medici sono al servizio dei partecipanti per offrire consigli su un corretto stile di vita. 




Altro caso è quello della Maison Ferrero: Le strategie di Marketing Tribale vengono improntate nei riguardi del brand Nutella, attorno alla quale si è venuta a creare una vera e propria comunità in cui è possibile iscriversi e condividere il piacere per il prodotto in questione. Inoltre, sul sito MyNutella è possibile visionare numerosi suggerimenti e consigli di esperti riguardo la preparazione di una colazione salutare e benefica. 

Condividere è la parola d’ordine del Marketing Tribale, espresso in maniera tradizionale da questa frase: “dare un morso allo stesso prodotto e compiacersi del gesto tutti insieme”

Daniele O.

Marketing esperienziale: un’emozione da vivere

In una società in cui il consumatore è competente, informato e capace di comparare qualità e prezzo, il marketing esperienziale diventa una forte strategia che permette alle aziende di far leva sulle emozioni dei consumatori. Quando una persona acquista un prodotto compra un’esperienza, non un semplice bene. Il prodotto deve perciò lasciarsi vivere emotivamente per poter essere visto come oggetto del desiderio. 

Viene così dato peso ai fattori psicologici, lavorando su design, forme, colori e materiali, con l’obiettivo di creare un forte coinvolgimento, tramite l’instaurazione di un rapporto empatico tra l’azienda e il cliente, durante le diverse fasi che vanno dal pre-acquisto al post-consumo. 


 

Stimolare tutti i sensi è la recente tecnica delle aziende che oggi non vendono il prodotto solo per il suo lato estetico, ma per l’esperienza che riesce a far vivere al consumatore. Si parla quindi di polisensorialità proprio per indicare come tutti i sensi siano coinvolti nel processo di interazione. 

Ad esempio intendiamo acquistare una Ferrari non per la sua utilità, ma per le emozioni trasmesse attraverso le sue linee, la sua immagine sportiva e la sua potenza. Il consumo viene così identificato come agire sociale dotato di senso, dove si cerca un modo per distinguersi e farsi riconoscere, far conoscere agli altri la propria personalità, trasmettere quali emozioni ci piace vivere.

L’impresa deve quindi cercare di attuare un’esperienza multisensoriale da far vivere al consumatore ogni qualvolta entra in relazione con il brand. Ad esempio agendo direttamente all’interno del punto vendita, nonché il luogo in cui il consumatore costruisce le sue preferenze di acquisto, provando delle sensazioni mosse dall’intero contesto scenografico.


Le emozioni fondano il terreno su cui le marche si insinuano, facendo così prevalere la loro immagine. E’ su queste basi che marche come Thun hanno raggiunto il loro successo, come si può notare osservando gli spazi interni attraverso il seguente link: http://it.thun.com/Home/I-nostri-negozi/THUNIVERSUM.aspx

Francesca S.