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Il Web: potrebbe essere il futuro Sherlock Holmes?

Da molto tempo il Web e quindi il suo potere d’informazione ci aveva dato prova della quasi impossibilità di sfuggire nel violare le leggi, ma questo avvenimento ci fa capire sempre più che oramai è indispensabile per cercare di fermare gli innumerevoli assassini che oggi il nostro pianeta ospita. Quando sono crollate le Torri Gemelle a New York, con i conseguenti video di Bin Laden, tutta l’umanità si è resa conto di come il Web dia modo di esporsi e farsi vedere in qualsiasi luogo.

Qualche settimana fa in Canada un uomo è stato ucciso, tagliato e spedito via posta a due partiti canadesi. L’omicida ha filmato il tutto, essendo affetto da mania da protagonismo, e lo ha postato su un sito canadese. Grazie a questo suo gesto, alle innumerevoli volte in cui si è “taggato” su Facebook nei suoi atti anche violenti e quindi alla scia digitale che ha lasciato durante tutta la sua vita, è stato più semplice seguirlo e quindi poi trovarlo a Parigi in un internet point. L’Interpol infatti aveva mostrato la sua foto in Canada e in tutto il mondo, così ha dato modo alle persone di identificare l’uomo.

Internet non è più solo veicolo di informazioni, spazio pubblicitario per innumerevoli Brand, è diventato oramai anche luogo di comunicazione per i killer, una finestra aperta sul mondo per farsi conoscere, per far capire quanto esso sia violento.

Il protagonista della vicenda lasciando moltissime impronte “digitali”  all’interno di un sistema sempre più tecnologico e inarrestabile non ha avuto scampo. Il destino per Luka (questo è il nome dell’assassino) ha voluto che proprio il Web da lui tanto amato per farsi pubblicità, come attore porno e  modello, lo abbia fermato, sia stato il muro che non gli ha dato più modo di scappare da una vita sregolata e violenta. Ma ciò non gli ha impedito di affermare al suo arresto: “sono io l’uomo che cercate”. Questo dà prova di come voler essere famosi non faccia temere più nulla.

Quale sarà la prossima mossa del nostro detective?

Fonti: www.corriere.it

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Rapporto Nielsen – La fiducia del consumatore va al consumatore

La maggior parte dei consumatori si fida degli altri consumatori, non più della pubblicità.

Dichiara Randall Beard (global head della sezione Advertiser Solutions per Nielsen): “Anche se la pubblicità televisiva rimarrà un canale primario per il marketing – grazie all’impareggiabile capacità di arrivare ad un pubblico molto vasto – i consumatori di tutto il mondo continuano a tenere in conto piuttosto le raccomandazioni di amici e le opinioni online. Di conseguenza, i professionisti della pubblicità cercheranno dei modi per collegarsi in maniera più diretta ai consumers per far leva sulla loro buona volontà, affinché feedback e i racconti delle proprie esperienze diventino vere ads.”

L’ultima analisi Nielsen, dal titolo “Global Trust in Advertising and Brand Messages”, mette in luce una situazione che era più che prevedibile: la fiducia dei consumatori nelle classiche forme di advertising va scemando a favore del parere degli altri consumatori. La maggior parte dei consumatori infatti da molta più credibilità ai pareri e alle raccomandazioni degli altri consumatori (parenti, conoscenti o anche consigli online) rispetto al qualsiasi altra forma di pubblicità (che sia above o below the line).

A godere della minore credibilità sono le pubblicità sui mobile (29%), i banner (33%) e le ads sui social network (36%). Relativamente alta invece è la credibilità delle pubblicità in tv (47%), sui giornali (anche qui 47%) e gli editoriali (58%).

Se andiamo a vedere il particolare, notiamo che gli europei sono decisamente più miscredenti rispetto ai nordamericani che, invece, sono disposti ad accordare maggiore fiducia in tutti i campi pubblicitari.

La situazione per il mondo dell’advertising non è delle più rosee, chissà se in futuro si troverà il modo di conquistare il cuore dei consumatori!

Fonte:

Angela Pace