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Google al servizio dei navigatori: il tramonto del SEO

Qualche giorno fa su Forbes è stato pubblicato un articolo dal titolo “The Death Of SEO: The Rise of Social, PR, And Real Content” che ha attirato la mia attenzione.
Le tecniche di SEO (Serch Engine Optimization) hanno lo scopo ultimo di aumentare il traffico in entrata, quindi gli accessi, al proprio sito web attraverso i motori di ricerca. Tali tecniche possono essere classificate in vari modi:
 “There is internal and external SEO. Internal makes up about 15% of the process […] and it means to design your site so it follows the best practices proven to rank high on Google. External SEO used to mean to write articles, press releases, blogs, comments, and content with embedded keyword “backlinks” to your site. Now it is changing fast to include social media strategies. SEO has been traditionally divided into “white hat” or “black hat.” Black Hat is the obvious villainous practice of gaming the system by doing things to raise rankings that Google doesn’t want, and White Hat is just more subtle.”
Ma dopo aver spiegato, molto velocemente, cos’è il SEO, cosa sta succedendo? Perché si parla di tramonto, di morte del SEO? E’ semplice! Google ha creato un nuovo algoritmo chiamato “Penguin release” che premia le relazioni e il seguito sui social media (follower, commenti, tweet, likes, condivisioni e un occhio di riguardo per il +1) al posto dei link diretti al sito. Con questo nuovo algoritmo Google si prefigge lo scopo di fornire ai navigatori contenuti reali e non semplici pagine pubblicizzate, in pratica sta svolgendo al meglio il suo lavoro al servizio degli internauti.



Sarà sempre più complesso quindi lavorare nell’ambito del SEO ma, come si dice, “fatta la legge, trovato l’inganno!”
Fonti e approfondimenti:

Angela Pace

PB

Le basi del Personal Branding dalla Boston University

Navigando e cercando nel web mi sono imbattutta in una presentazione su Slideshare, curata da Dan Schawbel (esperto di personal branding della Boston University), che ci da delle buone basi per studiare la propria strategia di personal branding. Diamogli un’occhiata! 


Dan Schawbel sostiene che la soluzione al problema lavoro, che attanaglia ormai tutto il mondo occidentale, è proprio il personal branding che viene definito come:

“Personal branding describes the process by which individuals differentiate themselves by identifying and articulating their unique value proposition to achieve a specific goal.”

“Personal branding è il processo attraverso il quale gli individui si differenziano, individuando e articolando la loro “unique value proposition” per raggiungere un obiettivo specifico.”

Un richiamo quindi alla USP (Unique Selling Proposition) di Rosser Reeves, un’unica importante qualità che differenzia il prodotto da tutti gli altri e che lo rende unico. E’ così che dovremmo presentarci e pubblicizzarci nel mondo del lavoro: presentando pochi o uno solo dei nostri valori, delle nostre competenze, che ci rende unici ed indispensabili.
L’autore inoltre ci presenta una singolare equazione:

SELF-IMPRESSION = PERCEPTION

Chiunque lavori nel mondo della marca sa benissimo l’importanza della percezione della marca, di come essa viene vista dal consumatore. Sono stati creati studi su studi, modelli su modelli al solo scopo di riuscire a costruire la percezione di marca desiderata dall’azienda. Lo stesso deve essere quindi per noi stessi: bisogna studiare al meglio l’impressione di sé stessi, curarla e mantenerla allo scopo di creare una percezione di sé negli altri positiva, unica e memorabile.
Possiamo inoltre leggere:
“Regardless of age, regardless of position, regardless of the business we happen to be in, all of us need to understand the importance of branding. We are CEOs of our own companies: Me Inc. To be in business today, our most important job is to be head marketer for the brand called YOU.
“Indipendentemente dall’età, a prescindere dalla posizione, a prescindere del business in cui siamo, tutti noi abbiamo bisogno di capire l’importanza del branding. Siamo amministratori delle nostre stesse aziende: “Me Inc.” Per essere in affari oggi, il nostro compito più importante è essere l'”head marketer” per il marchio chiamato TU.”

Possiamo concludere, ma il discorso è molto più complesso e articolato, indicando quali sono gli 8 punto che l’autore indica come indispensabili nella propria strategia di Personal Branding; l’Octopus Models of Relevancy:

  1. Social Media
  2. Public Relations
  3. Marketing/Branding
  4. Relationship networking
  5. Career development
  6. SEO (serch engine optimization)
  7. HR (human resurces)
  8. Entrepreneurship (imprenditorialità)
Otto punti che associati ad un toolkit, un kit di strumenti adeguato (come CV, Referenze, Sito web personale o blog personale, biglietto da visita, lettera di presentazione, etc.) possono portare al successo professionale.

Fonte:

Angela Pace